Vivere ad Impatto zero

Pubblicato il da regionando.over-blog.it

 

Sabato 30 ottobre ha avuto inizio un programma televisivo su RAI 3: E se domani.  In questa interessante trasmissione la DJ  Paola Maugeri ha una sua rubrica: La mia vita a impatto zero. Paola è presente anche su Facebook dove scrive: andrò avanti per tre mesi (sei settimane). E’ un’esperienza intensa ed incredibile, ricca di insegnamenti ma anche di difficoltà non indifferenti. Infatti Paola ha cominciato a vivere ad impatto zero da una settimana: ha eliminato le lampadine ad incandescenza, ha costruito una compostiera, ha messo da parte la macchina a favore dei mezzi pubblici e della bici… vedremo nelle prossime settimane cosa farà .............

Colgo l'occasione, dell'esperimento della Maugeri, per parlarvi del nostro impatto sulla Terra.

Ogniumo di noi, nel corso della propria esistenza, lascia un'impronta ecologica sull' ambiente circostante.

Il Metodo e l’analisi dell’impronta ecologica mirano a valutare la capacita’ di carico della specie umana, capovolgendo completamente la domanda tradizionale

Invece di chiedersi “quante persone puo’ sopportare la Terra”, il metodo dell’impronta si chiede “quanta terra ciascuna persona richiede per essere supportata?”.

Diventa cruciale pertanto non solo il numero delle persone ma anche le tipologie di produzione, tecnologie utilizzate e modelli di consumo.
L’impronta ecologica viene quindi definita come l’area totale di ecosistemi terrestri ed acquatici richiesta per produrre le risorse (che una determinata popolazione umana -un individuo, una famiglia, una comunita’, una regione, una nazione ecc.-consuma )e per assimilare i rifiuti che la stessa popolazione produce.


Se lo spazio bioproduttivo richiesto e’ maggiore di quello disponibile, possiamo ragionevolmente affermare che il tasso dei consumi non e’ sostenibile.
“L’impatto di qualsiasi gruppo umano sull’ambiente può essere descritto come il prodotto di tre fattori. 1) numero di individui (popolazione). 2) misura del consumo medio di risorsa per persona. Il prodotto di questi due fattori , moltiplicato per un indice della dannosità ambientale delle tecnologie fornisce i beni consumati. Quest’ultimo fattore può anche essere considerato l’impatto ambientale
per quantità di consumo. In breve, Impatto = Popolazione x Affluenza x Tecnologia (I = PAT).
L’equazione I = PAT è la chiave per comprendere il ruolo della crescita demografica nella crisi ambientale.
Per illustrare come funzioni questa interazione supponiamo che, con un enorme sforzo, l’umanità riesca a ridurre del 5% il consumo medio pro-capite di risorse in tutto il pianeta (la A nell’equazione I = PAT) e a migliorare le sue tecnologie (T) in modo che i danni che esse provocanoall’ambiente sia ridotto di un altro 5%. Ciò ridurrebbe l’impatto complessivo dell’umanità (I) di circa il 10%; tuttavia, se non venisse ridotta anche la crescita demografica (P), l’impatto totale ritornerebbe al livello precedente in meno di sei anni. L'impronta ecologica di una persona è data dalla somma di sei diverse componenti: la superficie di terra coltivata necessaria per produrre gli alimenti, l'area di pascolo necessaria per produrre i prodotti animali, la superficie di foreste necessaria per produrre legname e carta, la superficie marina necessaria per produrre pesci e " frutti" di mare, la superficie di terra necessaria ad ospitare infrastrutture edilizie e la superficie forestale necessaria per assorbire le emissioni di anidride carbonica risultanti dal consumo energetico dell'individuo stesso.

 

L'impronta ecologica degli italiani e di 3,11 ettari pro capite, ritenuta più di 5 volte superiore a quella calcolata disponibile per il territorio italiano.

 

contadini


Tratto da: Il nostro peso sulla terra di G. Bologna -WWF Italia

 


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