Transition Town
Di Annalisa D’Agostino
La Natura ci avvisa, alcuni Uomini Illuminati anche, il nostro impatto sulla terra è devastante. COSI’ NON VA!
Le istituzioni falliscono nel loro compito di governare, cioè di rendere vivibili e confortevoli le aree geografiche popolate. Mettere al centro l’uomo, con le sue aspettative, con le sue necessità, non sembra più rilevante, “Un buon imprenditore, dal punto di vista capitalistico, è colui che rinuncia a parti di profitto per mantenere un po’ di disoccupazione. Perché la disoccupazione è uno degli strumenti di controllo della forza lavoro”.
Disoccupazione, fonti energetiche non rinnovabili, quindi costose, economia di mercato……………….Siamo sicuri che nulla si possa fare per migliorare?!
Nel 2003 durante una sua lezione a Kinsale ( Irlanda ) Rob Hopkins lancia la sfida ai suoi studenti: Come si riorganizzerebbe una città in un mondo con poco petrolio. Il Governo non ci pensa? facciamolo noi, mettiamoci insieme e creiamo una forza nel luogo in cui viviamo.
L’esercitazione ebbe inizio, quando finì, le persone continuarono, ci fu un passaparola.
Si creò un movimento dal basso, di quartiere in quartiere, di città in città.
Ed ecco che in diverse realtà europee, per lo più piccoli centri, nascono in maniera trasversale le TRANSITION TOWN.
Dalla contea di Devon(GB ), a Berlino arrivando fino a Monteveglio (Bo), una cittadina che, per delibera comunale, ha deciso di Risparmiare.
Risparmiare energie, arrestando l’urbanizzazione ed utilizzando, riconvertendo gli edifici esistenti, sistemi a risparmio energetico.
Utilizzare i terreni per la produzione dei prodotti agricoli necessari alla comunità.
Coinvolgere la comunità nell’aiuto reciproco.
È chiaro che un passaggio ad un modello economico di questo tipo, apre ad una possibilità importante di miglioramenti, non solo qualitativi e quindi non misurabili dalle variabili economiche, ma anche di creazione di nuovi posti di lavoro, diciamo, più socialmente utili, e più sostenibili. I prezzi di mercato devono cominciare a riflettere sempre di più, non tanto i rapporti di forza tra domanda e offerta, ma la qualità socio/ambientale dei beni che produciamo.
Per chi volesse approfondire: interessanti dialoghi scritti, dalla trasmissione Report
http://www.report.rai.it/dl/docs/1292187187002consumatoridifettosi_pdf.pdf